gennaio 11, 2010
Senza categoria
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Ecco un “nuovo” modo per produrre energia elettrica senza inquinare: l’energia eolica e per sfruttarla sono state create le centrali eoliche. Essa è costituita da una serie di generatori eolici che sono caratterizzati da una torre sulla quale é fissata una capsula di forma aerodinamica (parte della meccanica relativa allo studio del moto dei corpi aeriformi e delle forze che l’aria esercita sui corpi in movimento), la navicella, contenente il generatore elettrico e di un rotore, formato da tante pale. Quando soffia il vento, le pale si mettono a girare e l’energia cinetica è trasformata in energia elettrica dal generatore della navicella. L’energia così prodotta viene convogliata su un trasformatore che ne innalza la tensione prima che venga immessa nella linea di trasmissione. Per poter funzionare correttamente, le centrali eoliche hanno bisogno di vento alla velocità di 20/40 Km/h. La scarsa potenza di queste centrali limita la loro utilizzazione alla produzione di energia elettrica nelle sole zone montane o nelle piccole isole. In Italia una centrale eolica é stata realizzata in Sardegna ed é dotata di 10 aerogeneratori.
Vantaggi: Come per le centrali solari quelle eoliche non hanno residui, scorie o altri sottoprodotti. Il vento (per adesso) è gratis, quindi l’unica spesa è l’installazione e la manutenzione. Le centrali eoliche hanno un costo di costruzione abbastanza contenuto, 1.000.000 euro per un aerogeneratore da 1 MW, il quale, però aumenta per impianti di dimensioni adeguate alla produzione industriale. A terra occupa meno di 100 metri quadri, quindi non toglie la possibilità di continuare le precedenti attività su quel terreno (es. pastorizia, colture, …).
Svantaggi:
Le centrali eoliche per produrre quantità di energia apprezzabili devono essere costituite da un numero consistente di generatori eolici, che devono essere distanziati per poter sfruttare il vento e per evitare un affollamento. Inoltre, la disponibilità produttiva è molto bassa (25%) a causa della discontinuità del vento e, dunque, a parità di un’eventuale potenza installata, una centrale eolica produce un quarto di una centrale nucleare ed un terzo di una centrale a gas, richiedendo in compensazione, dunque, un sovradimensionamento ed un sovracosto pari a 4 volte quello nominale per ottenere le stesse prestazioni effettive.
Si possono installare solo dove c’è abbastanza vento e sono molto rumorosi; la loro pericolosità per i rapaci, naturalmente attratti dal rumore, è enorme e modificazioni della resistenza aerodinamica dei suoli possono condurre ad alterazioni permanenti della ventosità, con contraccolpi sull’ambiente. Un esempio è il caso di Los Angeles, città la cui attuale bassa ventilazione, e il conseguente permanere dello smog, è probabilmente dovuta all’installazione di grandi impianti eolici nelle gole attraverso le quali il vento arrivava alla città che hanno provocato l’innalzamento delle correnti eoliche e lo scavalcamento della città da parte dei venti.

Molti sono combattuti se queste centrali possono avvantaggiare o meno la salvaguardia dell’ambiente, voi, giovani scienziate cosa ne pensate?
Saluti
Thescienceclub
Per la stesura di questo articolo è stato utilizzato il sito it.wikipedia.org e www.rosarioberardi.it
gennaio 6, 2010
robotica
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Stanno per arrivare e saranno i vostri migliori amici. Gli esperti di robotica, ispirandosi alla natura, creano dei veri e propri animali robot per esplorare la Terra (e altri pianeti)! Eccone alcuni :
Aracnobot, il saltatore. Il ragno della scuola Sant’Anna di Pontedera. Lungo 12 cm, usa aria compressa per saltare in alto 30 cm: è ispirato a un salticida che appunto pompa il sangue nelle zampe trasformandole in molle idrauliche.
Cesar, il lunatico. Robot ideato dall’università di Brema: è lungo 1m, ha “zampe” copiate dal geco leopardino ( qui sotto ), per muoversi tra i crateri della Luna.
Aramis, un gatto per Marte. Aramis della Dfki di Brema pesa 30 kg, ha 5 sensori di pressione per zampa ( come i veri cuscinetti del gatto ),supera pendenze di 70° ed è stato progettato per “viaggiare” sul pianeta Marte.
La robot-blatta a energia solare. Un sofisticato robot da 8 cm a energia solare, esposto al Museo della Scienza di Milano, realizzato da Axel di Paderno Dugnano; è molto simile a una blatta (qui sotto) ha un pannello fotovoltaico sul dorso ( fotovoltaico= termine composto da “foto”,dal greco “luce”, e “voltaico” ,dal nome dello scienziato italiano Alessandro Volta, tra i primi a studiare i fenomeni elettrici e inventore della pila, è riferito a sistemi tecnologici che convertono la radiazione solare in energia elettrica ).

Polycheta, il superverme del deserto. Robot ideato dal laboratorio Crim di Pontedera: ispirato al saltarello coreano (qui sotto), è lungo 38 cm e si muove sulla sabbia fino a 180 metri all’ora!!!

La locusta. Questo insetto (qui sotto) ha ispirato le zampe del robot ideato al Politecnico di Losanna; è alto 5cm e salta ostacoli alti 130cm.

Questo significa che avremo peluche di microcip o un cane di pannelli solari?
Saluti
Thescienceclub
Per la stesura di tale articolo, è stato consultata la rivista Focus del n.207 del gennaio 2010. Le pagine utilizzate sono: 104, 105, 106 e 107.
gennaio 5, 2010
hi-tech
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Stanchi del solito e monotono telecomando? Allora mettetelo nella soffitta della nonna in un polveroso scatolone e acquistate Magic Wizard. Una vera bacchetta magica degna del mago Harry Potter o della fata madrina di Cenerentola. Grazie a questa nuova invenzione in arrivo dal Regno Unito, potrete alzare o abbassare il volume e cambiare canale semplicemente agitandola nell’aria. Non si tratta di fantascienza!! Magic Wand altro non è che un telecomando a raggi infrarossi a forma di bacchetta. Non dispone di tasti perché ha al suo interno un accelerometro, proprio come il telecomando della console Wii, che è in grado di riconoscere verso quale direzione stiamo agitando l’oggetto: così per cambiare canale sarà sufficiente dimenarlo da destra a sinistra e per abbassare il volume muoverla dall’alto verso il basso. Magic Wand può comandare tutti i dispositivi elettronici che supportano un comando a raggi infrarossi, perfino il vostro iPod e può essere facilmente programmata per fare tutto ciò che vi pare: accendere e spegnere le luci, aprire la serranda del box o alzare le tapparelle elettriche quando entrate in casa. Viene consegnata in un elegante e lussuosa confezione e sarà in vendita dal 1 ottobre. Il costo? Con precisione,49.95 sterline (circa 55 euro).Per più info. andate sul sito (in inglese) http://thewandcompany.com/Buying.html. Quindi, se continuiamo così, non ci stupiremo più imbattendoci in una lettura Fantasy?


Baci
Thescienceclub
Per la stesura di tale articolo è stato utilizzato il sito internet www.focus.it
gennaio 1, 2010
tecnologia eco
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Proprio come il famoso robottino della Disney “WALL•E” ora grazie ad accurate ricerche, riciclare sarà più facile e divertente con una macchina davvero speciale. Basterà chiamarla con un cellulare a qualsiasi ora e verrà a ritirare i sacchetti della spazzatura. Il robot fa parte del progetto europeo DustBot – coordinato dal prof. Paolo Dario della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa – che ruota attorno a 2 tipi di macchine. Il primo tipo, DustClean, pulisce e disinfetta le strade; il secondo, DustCart, si muove per la città raccogliendo i rifiuti porta a porta, ma anche offrendo una serie di informazioni utili, accessibili tramite uno schermo touch-screen: dati sulla qualità dell’aria (rilevate grazie ad appositi sensori di bordo per CO2, ossidi di azoto, polveri sottili e altri elementi inquinanti), suggerimenti per il riciclo, ma anche informazioni turistiche relative ai servizi offerti dalla città.
MA COME FUNZIONANO?
Questi robot si orientano con il GPS e un sistema secondario di “boe” che funziona tramite ultrasuoni. Le boe garantiscono una maggiore risoluzione e una totale affidabilità anche in caso di cielo coperto o indisponibilità dei satelliti. Una serie di sensori laser posti sul frontale informano costantemente il DustCart sulla presenza di eventuali ostacoli imprevisti, mentre i LED (Questa sigla significa “Light Emitting Diode”, e si impiega per indicare particolari diodi in grado di emettere luce di una determinata lunghezza d’onda alla quale in genere corrispondono colori come il rosso, il giallo e il verde) quando vengo no attraversati da una corrente elettrica bassa tensione.che formano gli occhi sono anche indicatori del corretto funzionamento della macchina. Le forme tondeggianti, gli occhi grandi e l’altezza di circa 1m e 50 sono elementi rassicuranti. Anche per questo è stato pensato su due ruote: con quattro, sarebbe stato troppo alto. DustCart è ancora in prova e partirà per la Corea, dove sarà testato all’aeroporto di Tomorrow City, la città ad alta densità robotica. C’è chi pensa che sia solo una “sciagura” questa invenzione in quanto potrebbe rubare il lavoro a spazzini.. e c’è chi invece pensa che sia il primo grande passo per migliorare il mondo. Quindi fra qualche anno passeggeremo e chiacchiereremo con un robot?


Ecco un video che dimostra in modo più specifico le capacità di Dustbot:
Dustbot CLICCATE
CLICCCATE
CLICCATE
Saluti
Thescienceclub
Per la stesura di questo articolo è stato utilizzato il sito www.focus.it
e il video è stato trovato su www.youtube.com
dicembre 20, 2009
scienza
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Spesso sarete stati rimproverati dalla mamma per il fatto che trascorrete troppo tempo davanti ad un “coso” intenti a giocare ai videogame. Beh ora non più. A quanto pare c’è uno studioso, Rolf Nelson, professore di psicologia al Wheaton College di Norton (Massachusets ) che sostiene che non tutti i videogiochi siano uguali ,che il loro effetto sulla vita di tutti i giorni cambi a seconda del genere e che, cosa più importante, non alterano in modo negativo il rendimento scolastico. In questo momento starete pensando che tutto questo sia surreale ed appartenga al mondo dei sogni , invece per sostenere questa teoria, Nelson ha effettuato un esperimento: ha chiesto a due gruppi di persone di giocare ad altrettanti videogame, uno di strategia e l’ altro di azione, alternando le partite osservando la rapidità delle azioni, la precisione e la accuratezza. Chi si è cimentato con un puzzle game si è dichiarato più preciso e meno reattivo. Chi invece, ha giocato con un action game, ha saputo affrontare più velocemente un compito che richiedeva grande reattività, ma ha commesso più errori. Alla fine, lo studio del prof. Nelson cancella un’ “etichetta” che i giochi elettronici si portano addosso da anni, ovvero quello di essere generalmente una fonte di distrazione che cancellano la concentrazione. Basterà tutto questo per convincere le mamme ed i papà?!?

Buon divertimento
Thescienceclub
Per la stesura di questo articolo è stato utilizzato il sito www.wired.it